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Troppo piccolo il cielo – 27 gennaio 2022 ore 10,30

26 Gennaio / 8:00 - 28 Febbraio / 23:30

Gratuito

Video completo dell’evento

XXII GIORNO DELLA MEMORIA – Appuntamento organizzato dall’Associazione Figli della Shoah e dal Conservatorio di Musica
“G. Verdi” di Milano.
Giovedì 27 gennaio 2022 – Sala Verdi ore 10.30
TROPPO PICCOLO IL CIELO Musiche, letture e Testimonianze dal Ghetto di Terezín

Matteo Corradini autore, regista e presentatore
Miriam Cappa attrice
Elisa Dal Corso canto e voce recitante
Paolo Camporesi fisarmonica
Jacopo Martinazzi detto Botter violino
VJO Verdi Jazz Orchestra del Conservatorio di Milano Pino Jodice arrangiamenti e direzione
L’appuntamento in presenza, riservato alle scuole, sarà anche trasmesso sul canale YouTube dell’Associazione Figli della Shoah e sul sito del Sole24ORE

George Gershwin (1898-1937), I got rhythm Django Reinhardt (1910-1953), Nuages VJO Verdi Jazz Orchestra Pino Jodice direzione

Video Testimonianza di Misha Gruenbaum

Ilse Weber (1903-1944), Ich wandre durch Theresienstadt
Elisa Dal Corso canto e voce recitante
Paolo Camporesi fisarmonica

Louis Armstrong (1901-1971), St. Louis blues Verdi Jazz Orchestra Pino Jodice direzione

Video Testimonianza di Inge Auerbacher

Ilse Weber, Und der regen rinnt
Elisa Dal Corso canto e voce recitante
Paolo Camporesi fisarmonica

Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Allemanda dalla Partita in re minore BWV 1004
Jacopo Martinazzi detto Botter violino

Ilse Weber, Wiegala
Elisa Dal Corso canto e voce recitante
Paolo Camporesi fisarmonica

Organizzazione e coordinamento attività del Conservatorio di Milano per il Giorno della Memoria
Lydia Cevidalli e Nicoletta Mainardi

La cittadina fortificata di Terezín (in tedesco Theresienstadt) fu edificata alla fine del XVIII secolo come roccaforte dell’Impero austroungarico a sessanta chilometri da Praga. Dalla fine del 1941 fu utilizzata dalla Germania nazista nel progetto di deportazione e distruzione degli ebrei d’Europa. Il campo di Theresienstadt fu trasformato in ghetto e luogo di transito, divenne campo di lavoro e in seguito lager di propaganda.
Qualcuno definiva il ghetto con la frase «balliamo sotto il patibolo». Per la propaganda nazista era un luogo perfetto per mostrare all’opinione pubblica una realtà falsata: internati in salute, cibo abbondante, luoghi accoglienti, momenti di svago e libertà, una diffusa serenità. Venne girato un filmato che documentava il progetto: Theresienstadt. Ein Dokumentarfilm aus dem Jüdischen Siedlungsgebiet (Theresienstadt: un documentario della zona di insediamento ebraico). Una parte degli ebrei rinchiusi a Terezín era costituita da intellettuali e uomini di cultura, musicisti, pittori, drammaturghi. La loro resistenza, nonostante la violenza nazista, consistette nel ricreare un fervente ambiente culturale all’interno del ghetto.
A Terezín confluirono quasi 150mila persone: inizialmente ebrei residenti nella Boemia annessa al Reich, e in seguito ebrei tedeschi, austriaci, olandesi e danesi. Tra di loro, 15mila tra bambini e ragazzi, dei quali ne sopravvissero 142. Tra di loro ci sono Inge Auerbacher, ebrea tedesca deportata con la famiglia con gli ebrei di Stoccarda, e Michael “Misha” Gruenbaum, deportato da Praga con la madre e la sorella. Testimoni della prigionia nel ghetto, sono oggi instancabili sostenitori di una cultura della memoria, per un mondo migliore. Del passaggio di ragazze e ragazzi a Terezín è rimasta una commovente testimonianza rappresentata da centinaia di disegni e decine di poesie. Il Consiglio ebraico, su ordine dei nazisti, aveva il compito drammatico di stilare le liste di coloro che sarebbero dovuti partire con i treni verso i campi di sterminio, in particolare verso Auschwitz.
L’ex deportato Ruth Kluger ha osservato che «A Theresienstadt la cultura aveva un valore enorme». Nel ghetto sono nati e cresciuti cori, gruppi di cabaret, orchestre di musica classica e popolare. Era attiva perfino la critica musicale, nonché lezioni di musica e di teoria musicale. Si potevano ascoltare le opere sinfoniche e da camera di Mozart, Beethoven, Brahms e Janácek. Molti degli artisti imprigionati hanno cercato di mantenere la propria identità musicale attraverso lo studio e la prosecuzione della loro attività. Alcuni tra loro sono stati esonerati dai lavori del campo per essere inseriti nella cosiddetta “Divisione Svago” (Freizeitgestaltung). L’ebrea Ilse Weber, costretta a prestare servizio in infermeria, scriveva semplici e commoventi canzoni per i piccoli malati. Deportata, fu uccisa ad Auschwitz ma le sue musiche si sono salvate.
Nella cittadina di Terezín era attiva già dalla fine del XIX secolo una fabbrica di strumenti musicali. Fondata da Wenzel Žalud, trasferita a Theresienstadt dal figlio Frantisek, che creò un laboratorio con annesso negozio, fu portata al successo grazie al lavoro di Pavel Žalud: la fabbrica produceva in particolare strumenti per bande musicali e orchestre militari. Dal 1942 l’intera Terezín viene occupata e tutti i suoi abitanti spostati a forza in altri luoghi. La stessa sorte toccò alla famiglia Žalud, costretta a trovare una nuova abitazione nelle campagne circostanti e ad abbandonare la fabbrica. Il negozio con gli strumenti e quel che rimaneva del laboratorio vennero confiscati. I nazisti consegnarono gli strumenti musicali Žalud agli ebrei internati, perché li suonassero nel progetto di “abbellimento” (Stadtverschönerung) e propaganda che coinvolse l’intero ghetto.
Nelle operazioni di liquidazione del ghetto, dal 28 settembre al 28 ottobre 1944, gran parte dei musicisti vennero deportati ad Auschwitz, tra i quali i compositori Pavel Haas, Hans Krása, Gideon Klein e Viktor Ullmann. (Matteo Corradini)

St.Louis Blues, di W.C.Handy, arrangiamento di G.Buonaiuto
Composto nel 1914, il brano appartiene al repertorio tradizionale blues e jazz ed è stato interpretato da artisti come Armstrong, Miller, Goodman, Holiday, Stevie Wonder e altri.
Il brano trae ispirazione da un incontro nelle strade di St. Louis con una donna sconvolta dall’assenza del marito.
Lo spartito originale si trova ora nella Library of Congress degli Stati Uniti d’America, nel database relativo alla musica afroamericana della Brown University.
Famosa è la versione di Louis Armostrong. Per questa occasione, la versione di Giovanni Buonaiuto è stata arrangiata per orchestra jazz.
Nuages di Django Reinhardt, arrangiamento  di Pino Jodice
Si tratta di una delle composizioni più famose di Django, musicista di etnia Sinti. Reinhardt fece della sua disabilità, dovuta ad un incidente in cui si incendiò la roulotte in cui viveva in una cittadina francese, il suo punto di forza, divenendo un esempio per tutte le generazioni successive di chitarristi.
I Got rhythm di George Gershwin, arrangiamento  di Giovanni Liberatore
Insieme a Summertime è il brano più famoso di Gershwin eseguito nel jazz.
La struttura chiamata Rhythm change significa cambio ritmico di accordi suonati velocemente (giro armonico), sulla cui struttura sono stati creati tantissimi famosi standards, per improvvisare ed esibire i virtuosismi e la creatività dei musicisti jazz.
La struttura è in forma di canzone strofica (AABA) di 32 battute.
Avvincente è l’arrangiamento di Giovanni Liberatore per orchestra jazz e 3 voci. (Pino Jodice)

Allemanda di J. S. Bach (1685-1750) ha composto molta musica per le voci e per tutti gli strumenti. Particolarmente famose sono le raccolte di Sonate e Partite per violino solo e le Suite per violoncello solo.
L’ Allemanda in programma è un tempo di danza molto diffuso e utilizzato dai compositori di tutto il periodo barocco; di origine rinascimentale e proveniente dal mondo tedesco, nel periodo barocco fu utilizzata soprattutto come forma strumentale. Ha un andamento moderato.

Ilse Herlinger Weber è stata una poetessa e scrittrice di origine ceca e di religione ebraica.
Viveva a Praga; nel 1939, in seguito all’occupazione nazista, riuscì a mettere in salvo il suo primogenito Hanuš mandandolo da amici in Svezia attraverso un “kindertransport”. Ilse con il marito ed il figlio più piccolo furono rinchiusi nel ghetto di Praga e quindi internati nel campo/ghetto di Theresienstadt. A Terezìn, dove erano stati deportati moltissimi bambini, Ilse Weber svolse l’attività di infermiera nel reparto infantile della locale infermeria. E’ in questo periodo che, per alleviare le pene dei piccoli ospiti, compose molte poesie che improvvisava in canzoni accompagnandosi con la chitarra. Nell’ottobre del 1944 suo marito Willi fu scelto per il trasferimento ad Auschwitz e Ilse chiese di seguirlo: lei ed il figlioletto Tommy vennero subito uccisi al loro arrivo. Willi sopravvisse e potè poi riabbracciare Hanuš, il figlio sopravvissuto.
I testi delle canzoni che verranno eseguite sono semplici e di grande forza espressiva; descrivono i sentimenti e il coraggio della poetessa nell’assistere i piccoli bambini, infondendo in loro la speranza e la gioia della vita (Lydia Cevidalli) 

Dettagli

Inizio:
26 Gennaio / 8:00
Fine:
28 Febbraio / 23:30
Prezzo:
Gratuito
Tag Evento:
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Luogo

Milano, Sala Verdi del Conservatorio di Musica
Via Conservatorio 12
Milano , 20122 Italia
+ Google Maps
Telefono:
02.762110
Sito web:
www.consmilano.it